Anche questa volta ho deciso di recensire un film del mitico "Beat" Takeshi, uno dei registi più cinici e disincantati di questo nostro vacuo presente. L'opera scelta è il metafisico "Sonatine", un bellissimo noir, atipico nelle sue modalità, ambientato quasi totalmente sulle spiagge di Okinawa.SONATINE (Sonatine. Giappone, 1994): di Takeshi Kitano.
Murakawa è uno yakuza prossimo alla "pensione" in trasferta in quel di Okinawa per sedare lo scontro fratricida tra due bande del luogo. In fuga da chi immediatamente tenta di liquidarlo, Murakawa ("Beat" Takeshi) gioca alla roulette russa sulla spiaggia, costruisce sumo in miniatura, fa l'amicone coi suoi scagnozzi e stringe un bel rapporto con una ragazza vittima di uno stupro. Almeno finchè non capisce che a inviarlo sull'isola per ucciderlo è stato il suo ex capo mafia, di cui decide di vendicarsi anche al costo di una morte certa. Ennesima opera cinica e pessimista del regista nipponico ed ennesimo capolavoro! Il film rimane perennemente in bilico tra satira e huomor nero senza mai scadere nella macchietta tarantiniana, nonostante il sangue scorra parecchio. Quasi totalmente girato nella spiaggia in cui si nascondono Murakawa e i suoi il film, metafisico e assolutamente nichilista, sembra non credere che la vita abbia vere ragioni per essere vissuta e si limita a stilizzare un racconto noir più che a pomparlo. Quasi che Kitano, insomma, voglia limitarsi a mostrare il significato primo (e quasi nullo) delle azioni umane più che i loro vacui effetti. Vincitore del Premio Taormina nel '94.
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