Oggi voglio trattare l'opera cinematografica del grande regista e commediante giapponese Takeshi "Beat" Kitano, un autentico mito vivente del cinema asiatico.VIOLENT COP (Sono otoko, kyobo ni tsuki. Giappone, 1989): di Takeshi Kitano.
Il poliziotto Azuma ("Beat" Takeshi) vive e lavora a modo suo. Infrange le regole, non rispetta le etichette, ridicolizza le reclute, usa maniere spicce per regolare i conti ma soffre per il disagio psichico della giovane sorella, suo cruccio e punto debole. Quando Azuma perde il collega per uno sgarro "mafioso", il protagonista si accorge che anche il suo capo è nel giro della malavita e dovrà regolarsi a modo suo per tentare una via d'uscita da una situazione drammatica che non sarà scevra di conseguenze. Opera prima dello straordinario talento di Takeshi Kitano, "Violent Cop" (il titolo originale significa pressapoco "Attenzione, quest'uomo è pericoloso") riutilizza tutti i clichè del genere poliziesco ma rimescolandoli in un vortice di novità stilistiche che sembrano regalare "nuova vita al cinema di genere" (Mereghetti). L'utilizzo di rallenty allucinati, musiche in controtendenza con la violenza delle scene, lunghi silenzi, momenti di pathos privi di accompagnamento musicale, fanno del film un'opera semi-sperimentale che demolisce il criterio stesso con cui sono fiorite molte trasposizioni di genere poliziesco portandone all' estremo i risultati. Ne consegue un film nichilista, pessimista fino alle più tragiche conseguenze. Cinico ma non radicale, il film di Kitano mescola sapientemente i tempi molto dipanati che sono classici del cinema orientale col gusto più occidentale di certe scene "forti". Quel che ne vien fuori è un esperimento sapiente di pessimismo cronico, certo, ma anche di intelligenza cinefila. Kitano rimane davvero un "big" del cinema mondiale anche se questo suo film in Italia è praticamente misconosciuto.
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