
Una volta osservato con occhio critico, più che col fare tipico del tifoso becero, la reale fumosità della vicenda di "Calciopoli", occorrerà riflettere anche sui personaggi che si sono avvicendati nel gestirla. E non parliamo, ovviamente, dei certamente colpevoli Luciano Moggi e Antonio Giraudo (rei di aver violato l'art. 1 del Codice Sportivo anche se non ci sono prove per dimostrare che sia stato violato anche l'art. 6) ma di tutto quel microcosmo di nuovi dirigenti federali, giudici e personaggi vari che si sono mossi per dare al dopo "Calciopoli" l'assetto attuale. Innanzitutto ricordiamo che il magistrato chiamato ad effettuare indagini per conto della FIGC è stato Francesco Saverio Borrelli (assieme al fido Maurizio D'Andrea, della Guardia di Finanza, che però, finite le indagini - guarda caso - si è dimesso dall'arma per essere assunto con una posizione di gran rilievo presso...la Telecom) Borrelli, dunque, personaggio noto per il suo brillante operato durante la lunga era di "Mani Pulite" ma etichettato anche per la sua partigianeria politica ("Resistere, resistere, resistere..." disse l'uomo di Magistratura Democratica, organo del partito dei DS nell'organo giudiziario, riferendosi a delle leggi varate dal Parlamento italiano) uomo degnissimo, insomma, ma al tempo stesso legato a doppio filo al Governo di centro sinistra e al suo ministro con delega allo Sport, Giovanna Melandri. Cosa c'entra tutto questo? Iniziamo dal principio. Mesi fa, durante la battaglia elettorale per la conquista della Regione Lazio, l'ex ministro della Sanità, Francesco Storace, fu messo sotto accusa per aver spiato, così si disse, i dati elettorali inerenti le sottoscrizioni alla presentazione della lista politica della sua competitrice, Alessandra Mussolini (le ipotetiche ragioni erano ovvie: estromettere la Mussolini dalla lotta politica per evitare che la sua destra estrema togliesse voti ad AN, duramente impegnata contro la sinistra di Piero Marrazzo, poi risultato vincitore). Ebbene, tali dati erano stati immessi nella memoria di alcuni computer di LazioMatica, un'agenzia della Regione Lazio incaricata legalmente di immagazzinare tali dati sensibili, per preservare informazioni di carattere elettorale; ma proprio quei computer furono "scardinati" da alcune spie nel tentativo di reperire dati che comprovassero la falsificazione delle firme elettorali ordita dalla Mussolini. Ad essere incaricati di tali manovre spionistiche furono alcuni investigatori privati i cui tracciati telefonici Telecom, una volta intercettati, ne dimostrarono la colpevolezza screditando (a torto o ragione, ancora non si sa) anche l'ex ministro Storace. Intercettazioni telefoniche, dunque...concesse da chi? Su quale mandato? Per ora chiudiamo la parentesi politica e torniamo al calcio. Borrelli, assieme alla magistratura di Napoli, utilizzò ben altre altre intercettazioni (tra l'altro molto poche...lasciando nel buio molte altre mai volute pubblicizzare dai media) per muovere accuse verso Luciano Moggi e la GEA World, la nota associazione di procura sportiva fondata da Alessandro Moggi e mantenuta ai vertici del calcio grazie a metodi assai dubbi. Naturalmente per timonare il calcio italiano in piena crisi verso porti più sicuri dovette essere scelto un personaggio diverso da quelli del vecchio sistema, tanto che l'ex commissario Franco Carraro stesso, avuta voce di un suo prossimo coinvolgimento nell'inchiesta, preferì dare le dimissioni. Il prescelto, nominato dal ministro Melandri, fu il noto Guido Rossi, ex senatore nelle file di Rifondazione Comunista ma soprattutto ex membro del CdA dell'Inter, che salvò precedentemente dalla B quando decise di patteggiare con l'alto dirigente Gabriele Oriali riguardo alla falsificazione dei passaporti di giocatori exrtracomunitari come Alvaro Recoba (con tanto di materiale rubato dalla questura di Latina). L'avvocato milanese dunque, neocommissario straordinario, si diede subito da fare per manovrare la barca in difficoltà del calcio italiano ma lasciando molti dubbi sui metodi con cui lo fece. Innanzitutto: poteva un ex amministratore dell'Inter far parte di un sistema che doveva processare il calcio e giudicare le stesse dichiarazioni di gente che coinvolgeva esplicitamente anche dei dirigenti nerazzurri? Il risultato, guarda caso, fu che Guido Rossi decise, assieme a tre subcommissari da egli stesso nominati, di togliere due scudetti alla Juventus (di cui uno nemmeno sotto processo! Ed è un fatto che ha dell'incredibile) in modo da cancellarne uno e riassegnarne l'altro...all'Inter! Arrivata terza a più di 15 punti di distacco da Juventus e Milan! (Anch'esso condannato, in seguito, alla penalizzazione di 8 punti in serie A per il comportamento, quello si illecito, del piccolo dirigente Leonardo Meani, che in quanto privo di incarichi rilevanti e ufficiali non ha causato retrocessione al Milan). Parlavamo dei subcommissari, tra l'altro, ed è importante notare come uno dei tre subcommissari nominati da Rossi era Paolo Nicoletti, niente poco di meno che figlio di Francesco Nicoletti, socio della Saras di Moratti e legale di fiducia dello stesso patron nerazzurro (La FIGC smentì con un comunicato ufficiale che Paolo Nicoletti fosse socio della Saras di Moratti ma non che fosse il figlio di Francesco Nicoletti, lui si socio della società in questione). Ma non finisce certo qui. Guido Rossi, sempre più presenzialista e moralizzatore mediatico del calcio italiano, cancellò due gradi di giudizio dal processo di Calciopoli, provocando la protesta e le dimissioni di due giudici del collegio giudicante (che più tardi scrissero lettere esplicite accusando Rossi di non aver mai avuto prove vere di illecito, così come testimoniato dallo stesso giudice Mauro Serio, che confermò che la Juve è stata retrocessa per volere popolare) poi si profuse in arringhe eticamente discutibili (un libro di filosofia da lui stesso scritto sosteneva la tesi che si possono utilizzare metodi ingiusti per ottenere esiti considerati giusti, NdA) dalle pagine della Gazzetta dello Sport, popolarissimo quotidiano sportivo milanese la cui principale sponsorizzazione e buona parte della proprietà è sostenuta dalla Telecom di Marco Tronchetti Provera (che è un grosso finanziatore e rappresentante dell'Inter, da cui esce formalmente non appena qualcuno nell'ambiente subodora l'esistenza di un conflitto d'interessi troppo grande dentro il post - "Calciopoli"). La Gazzetta, dunque. Un quotidiano che passa da un attacco contro Moggi ad un altro contro la Juventus non lasciando mai, e dico mai, la possibilità di contraddittorio ad alcuna voce bianconera. E soprattutto senza mai approfondire nessuna delle accuse che si mormoravano nell'ambiente calcistico nei riguardi dell'Inter, club incredibilmente tralasciato da ogni indagine nonostante le dichiarazioni esplicite dei designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto si muovessero in tal senso. Assistiamo, dunque, ad un triangolo di un certo spessore: Telecom e i suoi archivi che registrano intercettazioni misteriose commissionate senza mandato legale da un certo Mister X, i Media e la magistraura che li utilizzano nonostante la loro illecita provenienza, una parte della politica e una del calcio che ne beneficiano. Peccato che i personaggi siano sempre gli stessi: Tronchetti Provera E' l'Inter ed E' la Telecom, la Telecom falcidia Francesco Storace spianando la strada al suo competitor di sinistra e la sinistra politica si muove coi suoi uomini dichiarati (Borrelli, Guido Rossi) per restituire il favore alla Telecom e all'Inter. Plausibile? Chissà...certamente la cosa si fa più seria se riveliamo che il Mister X in questione è in realtà Angelo Moratti! Eh, si! Perchè proprio gli "spioni" al servizio di Telecom (cioè coloro che registravano le conversazioni altrui senza permesso delle autorità competenti) si chiamano Emanuele Cipriani (boss dell'agenzia investigativa "Polis d'Istinto") e Giuliano Tavaroli che della Telecom è stato Responsabile della Sicurezza. Codesti personaggi hanno testimoniato poco tempo fa, e davanti a pubblici ministeri, che il loro spionaggio fu commissionatogli da Marco Tronchetti Provera su input di Angelo Moratti e che tali illecite indagini riguardarono anche, e soprattutto, l'arbitro De Santis e i dirigenti Fabiani (Messina) e Pavarese (ex DS del Catanzaro). E si badi! Il reato commissionato da Moratti e Tronchetti Provera è stato riconosciuto tale dagli organi competenti ma è caduto in prescrizione e quindi non è più punibile. Gli elementi sono tanti, dunque, e tutti abbastanza sconcertanti ma l'Inter di Moratti, in eventuale e non comprovata combutta con una certa parte politica, avrebbe potuto fare tutto da sola senza lasciare ampi margini di manovra alla difesa di gente come gli Agnelli e gli Elkann? La risposta fra pochi giorni...nella terza parte!
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