
Volevo approntare un discorso personale sulla visione che dell'omosessualità hanno le società moderne. Uno sfogo personale, sia chiaro, ma pur sempre sentito come intellettualmente doveroso.
Fermo restando il rispetto fondamentale che si deve ad ogni persona che opera delle scelte di vita, ergo anche ai gay, ritengo che l'attuale visione dell'argomento sia piuttosto ipocrita. Una società, infatti, è per definizione un'associazione collettiva atta a preservare, attraverso un'organizzazione che badi al rispetto dei diritti di ognuno, l'esistenza stessa della società e quindi della vita di ognuno dei suoi membri. Di contro ogni scelta che abbia come fine ultimo la sola espressione di singoli desideri, spacciati per diritti, non ha, a mio personale avviso, la stessa valenza di una società propriamente intesa perchè manca del suo sfogo essenziale e del suo fine ultimo che è, come dicevo, la preservazione della vita, la sua continuità in un futuro che è e deve essere il futuro dei propri cittadini e dei propri membri.
Ad oggi, invece, appare che la nostra società sia vittima di un virus tanto idealista ed egualitarista quanto sterile che vede come fine ultimo l'espressione stessa di un desiderio e la sua immediata realizzazione; un desiderio, si badi bene, che non ha costrutto sociale alcuno e che manca del suo fine ultimo e intelligente.
Ogni desiderio sessuale, infatti, oggigiorno pretende la propria dignità e la propria soddisfazione sino alla destrutturazione dei cardini stessi della società: quelli vitali e procreativi. Il matrimonio tra coppie gay e ancora di più la possibilità di affidargli dei figli, insomma, si fondano esattamente su quest' onda di pensiero falsamente democratica che un pensatore cattolico ma finissimo come Benedetto XVI definisce "relativista".
Lungi da me, sia chiaro, proporre un'argomentazione cattolica e dogmatica in stile "Santa Inquisizione" ma ritengo onesto avanzare tesi filologiche che abbiano un riscontro razionale e soprattutto di lungo periodo senza cedere alla paura di subire gli strali dei cultori di questo nuovo e certamente poco democratico "pensiero unico" pseudoprogressista. In parole povere, si affidano i figli a coppie eterosessuali non solo perchè esse ricalcano la "norma naturale" per ciò che concerne la procreazione ma anche perchè il bilanciamento delle due nature (maschile e femminile) genera un equilibrio psichico e comportamentale assai più stabile di quello monodiretto dovuto alla fusione "omo-gender"; un equilibrio che sarà a sua volta essenziale per la formazione di una società più solida. Come si può, insomma, assecondare la semplice voglia di divenire genitori anche se la stessa predisposizione sessuale (indotta o meno, è un discorso che affronteremo alla fine dell'articolo di oggi) non ha le basi per reclamare questo desiderio? Non ci si accorge della natura miope, egoista e antisociale delle istanze civili gridate dalle cosiddette "coppie moderne"? Il deletereo principio in questione, del resto, affonda le sue sterili catene anche nell'idea stessa di matrimonio gay. Il matrimonio, e questo va riconosciuto, è una costruzione sociale più che una creazione naturale e proprio per questo non ha necessariamente il fine di giungere alla proliferazione nè di essere formata da coppie eterosessuali ed è altresì vero che un matrimonio può essere (e deve essere) laico prima ancora che confessionale così che ci si possa sposare anche al di fuori dei cardini religiosi di questa o quella confessione. Ci si può sposare in Comune, insomma, e non necessariamente in Chiesa. Ma attenzione...siamo poi sicuri che la "costruzione sociale" che è alla base del matrimonio stesso, ergo anche di quello laico, non abbia finalità altre rispetto a quelle meramente formali? Io sposo chicchessia per formare un'unione che lo Stato protegge e riconosce secondo quale finalità implicita? Perchè lo Stato elargisce questo importante riconoscimento alla singola unione di due persone? Esistono già una comunità nazionale, una cittadinanza e una Costituzione, ragion per cui che necessità c'è di dare riconoscimento giuridico a due persone? La necessità esiste perchè le due persone in questione sono il nucleo fondante della società stessa, cioè della famiglia! E si badi! Due persone fondano una famiglia non perchè due singoli elementi sentimentalmente legati sono una famiglia di per sè ma perchè queste due persone portano in loro il seme della società futura. Esse detengono la potenzialità di procreare. Esse detengono il primo mattone su cui si edificherà l'edificio sociale: l'idea procreativa. Su questo, da cristiano ben poco cattolico lo devo riconoscere, la Chiesa non sbaglia.
La famiglia è proprio questo: la famiglia è l'unione a scopo procreativo o quantomeno, dal punto di vista di uno Stato, un'unione potenzialmente capace di regalare futuro alla società, cosa, questa, che nessuna coppia gay, per ovvie ragioni, può pensare di essere ne sarà mai. Come non lo sarebbero, del resto, nuovi eventuali generi di coppie che in futuro potrebbero venirsi ad affermare: due fratelli, due sorelle, un fratello e una sorella, un padre e una figlia o, perchè no, due fratelli e una zia paterna. Se il concetto portante fosse solo quello del sentimeno d'amore erotico e/o agapico allora anche queste diverse tipologie di coppie potrebbero richiedere lo status di famiglia e potrebbero pretendere di sposarsi!
L'omosessualità, per concludere, a mio avviso deve essere accettata in una qualsiasi società civile ma al doveroso prezzo di non confondere mai il rispetto "civile" che si deve per qualsiasi condizione con l'ipocrita e relativista pretesa di spacciarla per una diversa ma parimenti degna modalità di unione sociale e familiare. Quest'ultima idea sarebbe, e di fatto lo è a tutt'oggi, un danno feroce inflitto alla nostra stessa civiltà.
Le mie teorie riguardo alle diversa fondamenta dell'omosessualità derivano dal decostruttivista Jacques Derrida, il quale sosteneva che la sessualità umana era "LIQUIDA", cioè totipotente. Sostanzialmente, sosteneva Derrida, alla sua base vi è una base genetica ma questa non fa la differenza. Ciò che fa la differenza sono i modelli sociali e culturali, gli stessi che oggi qualificano l'omosessualità come una condizione parimenti degna dell'eterosessualità. Se la differenza omosessuale invece, al contrario di quanto ad oggi espresso da molti, sorge da un vissuto simbolico, questo vissuto potrà essere in qualche modo "plasmato" e "normalizzato" e sarà possibile farlo affrontando la sfida psicologica con chiavi giuste e soprattutto differenti da individuo a individuo; chiavi che, si ritiene, possono destrutturare la radice sociologica, narcisistica e contemporanea dell'omosessualità. A proposito: Jacques Derrida era gay.
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