domenica 28 gennaio 2007

IL NEOFASCISMO ITALIANO


Mi sono sempre chiesto a cosa facesse riferimento il neofascismo che imperversava negli anni 60, 70 e anche oltre in Italia.

Cresciuto con la visione manicheista tipica della mia generazione, ho studiato, ascoltato, imparato versioni dei fatti che assurgevano come grande male a tutto tondo le istanze dei giovani "neofascisti" di quegli anni ponendo, al contrario, le battaglie della sinistra di allora sul piano di una lotta di libertà che in realtà non sempre fu tale.

Ora...voglio subito precisare che non sono un nostalgico del fascismo e del suo italico plasmatore (del resto, avendo io 31 anni, quel triste periodo di guerra e privazioni non ho avuto modo di viverlo) ma sono, questo si, un ragazzo che ama leggere, studiare e informarsi senza fermarsi solo ai testi e agli autori che qualcuno cerca di indirizzarmi a leggere.

Poniamo un antefatto storico essenziale. Terminato il ventennio fascista molti camerati della Repubblica di Salò (i cosiddetti repubblichini) si trovarono sparsi per l'Italia senza nessuna prospettiva per il futuro che non fosse quella di essere riconosciuti dai loro feroci (e spesso legittimi) oppositori, con l'intento di condannarli a morte.

Per evitare una fine tragica, ma anche per aver modo di ricostituire un nucleo di lotta politica che riproponesse le istanze del fascismo rivoluzionario, molti di questi transfughi, riunitisi dietro organizzazioni di facciata, si riorganizzarono in clandestinità per dare vita ad un movimento che riprendesse l'ideale fascista per preservarlo nel tentativo di preparare il terreno per una futura battaglia politica di stampo anticomunista e antiplutocratico.

Fin da allora, tuttavia, emersero molte correnti della destra post-fascista (o neofascista) con le quali la futura organizzazione politica della Destra Nazionale dovette avere a che fare: dal fondatore Pino Romualdi in poi, infatti, diverse ottiche si fronteggiarono nello specificare cosa dovesse essere il nuovo concetto di fascismo e quale fosse, in definitiva, quello vecchio.

C'era chi, come Paolo Zerbino, affermava che il fascismo aveva fallito perchè aveva mostrato il suo aspetto meno nobile e più reazionario pur essendo qualcosa di molto diverso da ciò e che per questo, pur di andare verso la gente, doveva essere "superato a sinistra" e c'era chi, come Alessandro Pavolini, era concorde sulla natura sociale del Fascismo ma non certo sulle velleità democratiche che pure Zerbino, ex ministro dell'interno salotino, sembrava voler agganciare al movimento stesso.

Proprio da queste tesi, discusse ampiamente in una delle ultime notti del Fascismo Repubblicano, nacque l'idea di istituire gruppuscoli fascisti da mandare inizialmente in sonno per poi svegliare quando ormai la nuova società borghese e democratica fosse nata, in modo da dare battaglia al nemico plutocratico e restaurare ciò che nel frattempo era caduto.

Ma anche se quest'ultima strategia di combattimento portò di fatto alla sopravvivenza di frammenti fascisti, che diedero a loro volta seguito ad un'organizzazione seria e ramificata, essa non riuscì comunque a valicare la barriera degli anni che discostava sempre più le nuove generazioni da un mondo lontano e incomprensibile.

Nacque così il MSI e con Arturo Michelini prima e Giorgio Almirante poi la destra prese sempre più un'impronta sistemica fino a divenire il "Partito dei fascisti in democrazia", lontano dai rigurgiti dittatoriali che molti elementi del partito in realtà non avevano dimenticato ma che percepivano come troppo distanti e poco attuali.

Lungi da me voler ripercorrere ora, ed in queste sedi, la storia travagliata del MSI (poi MSI-DN) e del suo seguito di Alleanza Nazionale, ma questa prefazione rimane comunque doverosa perchè ci porta a comprendere perchè il MSI fu formalmente estraneo alla cultura neofascista degli anni '60 e '70 da cui, anzi, fu osteggiato.

Quegli anni, infatti, erano gli anni della contestazione al sistema e anche nella destra giovanile, così come nella sinistra, non si accettava di passare per neri reazionari, favorevoli ad un regime vecchia maniera, sia perchè non vi era più alcuna nostalgia meramente mussoliniana (almeno a livello giovanile) sia perchè nel frattempo si erano succedute e diffuse numerose tesi atte a costruire sistemi ideologici a volta alti e coerenti, a volte semplicemente simbolici, esteriori e propagandistici che comunque portavano in sè il germe della contestazione del sistema vigente.

Mentre il MSI, insomma, tentava sempre più la strada costituzionale e democratica annettendo persino elementi estranei alle vecchie tesi fasciste (è il caso dei monarchici e di alcuni sparuti elementi della destra della DC) i giovani destrorsi degli anni '60 e '70 non accettavano di scendere a compromessi con un sistema ampiamente contestato e proprio come i loro omologhi coetanei di sinistra si ponevano in una posizione frontalmente contraria allo stato vigente delle cose democratiche e borghesi. Esempio eclatante di tale sconnessione politica fu la spedizione squadrista del 16 marzo 1968 nella quale i giovani dei Volontari Nazionali, squadristi del partito MSI, decisero di irrompere all'università La Sapienza di Roma per sgombrare l'ateneo occupato, provocando così una giornata di intensi scontri che sfociò con l'intervento risolutore della polizia.

Ebbene...venne fuori che ad occupare l'università non erano solo gli studenti della sinistra estrema, ma anche i camerati della destra giovanile studentesca guidati da leader idealisti come Stefano Delle Chiaie e Cesare Mantovani, accomunati a quelli di sinistra dallo stesso impegno di lotta antagonista e anti-sistema, sebbene partendo da presupposti differenti.

Un esempio eclatante, dicevamo, perchè estremamente esemplificativo del clima di contrapposizione che si manifestava tra i fautori di un ordine rigoroso e restaurativo (il MSI) e quelli dello scontro di piazza (i camerati dei movimenti giovanili). Con questa giornata storica, in particolare, finisce il cosiddetto " '68 nero", ovvero il paradossale idillio di politica giovanile che aveva visto schierati "rossi" e "neri" fianco a fianco durante la contestazione del sistema vigente.

Al termine di questa fase transitoria nacquero movimenti di destra sociale giovanile molto attivi nel territorio ed in assoluta contrapposizione col pragmatismo istituzionale del MSI, come "Lotta di Popolo" prima (gruppo fondato da Franco Giorgio Freda e di cui parleremo più avanti) e "Lotta Popolare" poi (di cui uno dei promotori fu il ben conosciuto Teodoro Buontempo) ma anche segmenti contestatari forsennati come "Avanguardia Nazionale" (che raggruppava in sè altri sottogruppi studenteschi) e movimenti di stampo esoterico come "Ordine Nuovo", di cui l'ex leader della Fiamma Tricolore Pino Rauti fu grande seguace, tutti fuoriusciti dal "FUAN" (organo universitario del MSI) e autori, in seguito, di sommosse gravi come quella del celebre "giovedi nero" del 12 aprile 1973 in cui, a Milano, restò ucciso il giovane agente di polizia Antonio Marino.

Eccezion fatta per i segmenti più duri ed esasperati come quelli de "La Fenice" di Nico Azzi (di fatto, dei nazisti) e i ragazzi violenti e un pò guasconi della trincea nera di Piazza San Babila a Milano (fra cui gli anarcoidi neri Murelli, Ferrorelli e "Mammarosa" ma anche i "militaristi" Esposti e Nardi su tutti, che si dice fossero implicati nello "pseudo" golpe Borghese della notte della Madonna dell'8 dicembre 1970) la destra neofascista degli anni di piombo in realtà non era nemmeno propriamente "fascista" nel senso storiografico del termine, poichè le loro idee si rifacevano ad un prototipo di stato come quello di Gentile, ad un modello di umanità eroica e militante come quella di Nietzsche o ad una tipologia sociale ideale, esoterica e storica pre-illuministica come quella propugnata da Julius Evola, di cui Rauti fu allievo indefesso assieme ad Enzo Erra e a tutto il gruppo di "Imperium", cioè quella frangia della destra neofascista giovanile che credeva fortemente nel concetto stesso di "potenza pura al comando", di "potere trascendente" che proprio perchè tale "non deve essere spiegato nè giustificato", visto che trae origini da un principio e un ordine "superiori".

Nell'ultimo caso, in particolare, ci si rifaceva ad un' "Idea-Nazione" di tipo corporativo, gerarchico, organico e ed efficientista nel senso strumentale del termine, ma anche ad una società giunta alla fine del proprio ciclo e i cui valori fortemente etici e anti-materialisti propugnavano comunque un'effettiva militanza anti-comunista e anti-borghese, con forti connotati nazionalistici, come esempio supremo di valore etico e non materialista, nonchè camerateschi.

Il loro riferimento simbolico erano le antiche tradizioni pagane e tribali dei popoli nordici, di cui la croce celtica della foto era ed è simbolo conosciutissimo, popoli i quali interpretavano al meglio tale visione della vita; ma il pensiero evoliano, in realtà coerentissimo con la propria opinabilissima ottica, arrivò anche a derive più estreme, come nel caso già citato di Franco Giorgio Freda e del suo gruppo politico, "Lotta di Popolo" il quale, prendendo spunto dal concetto di etica personale persistente in un contesto di abbandono politico, a sua volta dovuto al decadimento etico irrecuperabile della società (la cosiddetta "apolitia" propugnata dal suo mentore Evola al cospetto del Centro Studi Ordine Nuovo a lui dedicato) arrivò ad estrapolare, assieme a Stefano Delle Chiaie ed altri camerati, una personale visione politica difficilmente inquadrabile in un contesto schematizzato di "destra-sinistra", tanto è vero che in breve i suoi giovani militanti divennero noti con lo pseudonimo di "Nazi-maoisti", tutti tesi com'erano alla costruzione di un singolare modello sociale fortemente identitario, nazionale, aristocratico e gerarchico (e fin qui la componente evoliana risultava ovvia, presa di pari passo da testi programmatici come "Gli uomini e le rovine", "Rivolta contro il mondo moderno", "Cavalcare la tigre" e dal celebre libello "Orientamenti") ma anche anti-capitalista, anti-borghese e persino abbastanza contrario alla proprietà privata. Le sue tesi verranno riutilizzate anche qualche anno più tardi con la nascita di "Terza Posizione".

L'ideale etico era dunque abbastanza definito intorno a valori nazionalisti, gerarchici e anti-materialisti, ma qual'era l'apetto della loro visione politica estera?

Nonostante fossero certamente a favore dell'indipendenza dei popoli e della lotta per la loro autodeterminazione (molti gruppi della destra neofascista italiana, non a caso, arrivarono persino a schierarsi col ritorno dell'Alto Adige nella sua casa austriaca) alcuni dei gruppi su citati si trovarono in difficoltà quando si dovette scegliere se operare scelte puramente indipendentiste o altre di tipo occidentalista, proprio perchè spesso le due cose entravano in contrasto.

Si assistette quindi ad una divergenza di istanze geopolitiche che vedevano alcuni parteggiare per palestinesi, algerini e vietcong e altri per scelte più americaniste, europeiste o comunque occidentaliste contro lotte troppo ideologicamente distanti (i vietcong, nel caso delle guerre indocinesi, erano pur sempre comunisti, quindi indifendibili, mentre gli algerini venivano comunque considerati un popolo troppo inferiore per potersi permettere un rifiuto dell'interventismo "civilizzatore" dei parà francesi) pur rimanendo comunque fermi ad un certo autoritarismo di fondo che portò la quasi totalità della destra giovanile a vedere di buon occhio, ad esempio, il golpe dei "colonnelli" greci.

Più nello specifico, però, si dovette constatare la nascita di un autentico sussulto ideale europeista, con conseguente superamento delle visioni più provincialmente italianiste, che portasse le destre europee verso quello che potremmo definire come terzo polo geopolitico, cioè una posizione distante sia dall'imperialismo americano che da quello sovietico, ma anche parimenti distante dai valori reazionari della casa madre del MSI e dal bolscevismo materialista e comunista della sinistra marxista e leninista. Per ciò che concerne l'Europa unita, in fondo, un'ottica che anticipò i tempi.

Come approfondire, tuttavia, questa panoramica sull'ideologia "neofascista" ? Non si può ignorare che con la degenerazione della lotta politica incorsa negli anni di piombo anche la destra neofascista ebbe la sue gravi colpe, specie se si considera il tentativo da parte di alcuni gruppi di innalzare il livello della tensione nazionale grazie ad una criminale strategia dinamitarda che portò alle stragi di Piazza della Loggia, a Brescia, e del treno Italicus in Emilia Romagna, devastati da potenti esplosioni che portarono la morte di numerose vittime.

Ma non si può neppure ignorare che allora, un pò come oggi, i rapporti di forza erano tali da vedere i ragazzi della destra extraparlamentare più come aggrediti che come aggressori. I rapporti numerici nei confronti dei loro oppositori di sinistra erano allora, infatti, di circa 20 a 1 e mentre agli studenti della destra veniva persino impedito l'ingresso negli atenei e nelle scuole previa apposita schedatura su "liste nere" che avrebbero portato poi a pestaggi veri e propri, a quelli di sinistra venivano destinate aggressioni più che altro (ma ovviamente non sempre) di risposta, attacchi che non di rado, tra l'altro, portarono all'utilizzo di armi da fuoco. Non dimentichiamoci poi della concorrenza scomoda che alcune frange della destra sociale più "sinistrorse" (di Lotta di Popolo abbiamo già parlato) facevano al PCI e alle sue frange più estreme, il che causava l'ovvia reazione armata dei "compagni" più timorosi di perdere consenso sociale nelle borgate e nelle periferie disagiate.

A questo proposito non è un caso che quando, verso la fine degli anni '70, le aggressioni ai ragazzi del "Fronte della Gioventù" (FdG) di Gianfranco Fini (nuovo organo giovanile del MSI) o alle sezioni politiche della destra più attiva deflagrarono in un autentico tiro al bersaglio omicida (su tutti la strage di Acca Larenzia del 1978, ma anche il precedente rogo di Prima Valle del 1973) i ragazzi della destra estrema entrarono in conflitto soprattutto col proprio partito di riferimento democratico, il MSI, accusato, anche ferocemente, di lasciarli soli come "carne al macello" pur di rimanere in un alveo di puro rispetto dell'ordine costituito.

Fu da questa diaspora rivoltosa, infatti, che nacquero i "Campi Hobbit", meeting giovanili destrorsi che ricalcavano la voglia di aggregazione contestataria di tanti eventi di sinistra, ma fu da questa distonia che nacque anche e soprattutto il periodico "Costruiamo l'Azione", una rivista di stampo contestatario e in fin dei conti progressista che fece da madre intellettuale della "Nuova Destra". Nato da un'idea del "professore nero" Paolo Signorelli, il periodico in questione pose le basi per la nascita e la propaganda di una nuovissima corrente della destra modernista e contestataria, costruita sulle disquisizioni di intellettuali quali Marco Tarchi (autore di un altro storico periodico: l'ironico "La voce della fogna") Stenio Solinas, Gennaro Malgieri (padre intellettuale, assieme allo stratega politico Pinuccio Tatarella, dell'odierna Alleanza Nazionale) Mario Bernardi e Franco Cardini.

Costoro diedero vita ad un'ideale di destra assolutamente distante dai principi autoritari e vetusti del fascismo propriamente inteso, un'ideale vicino all'etologia di Konrad Lorenz e all'ambientalismo dei "Grunen" tedeschi; un'ideologia certamente rivoluzionaria ma un pò "confusa" che si avvicinò persino a tesi di "sinistra" che in qualche caso raggiunsero posizioni non troppo distanti dal comunismo de facto.

Certo, l'influenza evoliana era ancora presente ma non era più nitida ed esclusiva come prima, poichè erano comparse influenze rivoluzionarie tratte dal personalismo comunitario del cattolico Mounier, dal socialismo non marxista di Henri De Man e dei seguaci di Proudhon e Lassalle e dal radicalismo democratico dei non conformisti francesi studiati da Jean Luois Loubet del Bayle.

La "Nuova Destra", come si ribbattezzò subito, entrò immediatamente in grave contrasto con le tesi più classiche e autoritarie del MSI, che infatti ne contestava il tentativo di rivalutare il fascismo in chiave illuministica. Le schermaglie dialettiche tra Tarchi e Almirante, tra Stainas, Cardini e il dirigente Adriano Romualdi, non a caso, irriggidirono l'ambiente fino alla definitiva rottura, uno strappo che portò molti giovani intellettuali della Nuova Destra a prendere altre vie politiche, allontanandosi definitivamente dal MSI e dal suo autoritarismo considerato antiquato e privo di futuro.

La "Nuova Destra", dunque, si spense formalmente, ma il suo fervore intellettuale e modernista non morì con essa, tanto che molti esponenti della sua linea più mancina (tra cui Rauti, sempre pronto ad esperienze sociali che modernizzassero il movimento) arrivarono a formare il gruppo di "Terza Posizione", un nucleo ideologicamente appiattito sulle idee di Franco Giorgio Freda che di sè non dava nemmeno più la definizione di "neofascista" (fra loro Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e il "mitico" Giuseppe Dimitri) e che fu l'evoluzione politica di un fiorente gruppo di destra studentesca romana di quegli anni difficili: "Lotta Studentesca".

La stampa dell'epoca, non a caso, prese atto di questa componente rivoluzionaria e ribattezzò i protagonisti di questa linea terzopolista come "autonomia nera".

Spinti da ardori rivoluzionari e antagonisti, questi ragazzi facevano proseliti nel FdG e nel FUAN, ma fu soprattutto la serie di omicidi perpetrati dagli estremisti "rossi" che scosse l'ambiente nero portandolo alla rottura totale con un MSI ormai troppo dentro al "palazzo" del potere e delle istituzioni per poter difendere la propria gioventù militante. Nacque proprio da qui, infatti, l'ultima frangia del terrorismo di matrice nera, cioè quei "NAR" (i Nuclei Armati Rivoluzionari di Alessandro Alibrandi e dei fratelli Fioravanti) che agirono dall'interno di "Terza Posizione" e contesero alle BR, dal 1979 sino al 1982, il territorio politico urbano delle città italiane, falcidiando per un misto di esasperazione e fanatismo tanti ragazzi "rossi", spesso rei di avere solo ideali diversi dai loro e di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato (come i giovani autonomi Walter Rossi, Roberto Scialabba e Valerio Verbano, ucciso dai NAR in casa propria davanti agli occhi della madre).

Queste schegge impazzite, fra cui vanno citati su tutti gli spietati Luigi Ciavardini, Giorgio Vale, Walter Sordi, Roberto Nistri, Pasquale Belsito e Gilberto Cavallini, guidati dai terribili Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, uscirono dalle sezioni più calde di fermento antagonista carichi di rabbia ed esasperazione specificatamente per le stragi di Acca Larenzia e dei tanti agguati armati che costarono la vita ai giovani missini Mikys Mantakas, Angelo Pistolesi, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta prima e a Francesco Cecchin, Angelo Mancia e al giovane dirigente del FdG Stefano Recchioni dopo; ucciso, quest'ultimo, dal fuoco di un carabiniere giunto per sopprimere la sommossa di Acca Larenzia, al Tuscolano di Roma, dopo la strage dei giovani militanti avvenuta circa un'ora prima. La loro rabbia, insomma, era quella sconnessa e deviata di persone ormai decisamente "contro".

Contro tutto e tutti. Contro i "rossi", contro i camerati missini troppo appiattiti sulle posizioni istituzionali e democratiche, contro quelli di TP restii all'attacco allo Stato (e va detto che tale faida interna lasciò diversi morti sul terreno) e soprattutto contro le istituzioni.

L'antagonismo terrorista nero, insomma, deflagrò in un'ondata di violenza sconcertante e generalizzata da cui invano cercarono di distaccarsi i militanti meno estremisti di "Terza Posizione" (da cui i NAR, col loro bagaglio mitopoietico e culturale che andava da Evola sino a Goebbels, provenivano) i quali si diedero alla latitanza riparando a Londra (come Fiore e il cantautore "Massimino" Morsello) o furono costretti comunque allo scioglimento, soprattutto dopo l'ondata di arresti (perpetrati persino alla cieca) che colpirono l'intera galassia "nera" dopo la strage di della stazione di Bologna. I NAR, ideatori di quello che essi stessi definirono "spontaneismo armato", aggredirono qualunque frangia politica non combattesse le loro battaglie deliranti fino a giungere ad obiettivi più elevati.

Il "salto di qualità" dei NAR, infatti, prese lo Stato sotto il mirino, a dimostrazione che l'intento di questi giovani autonomi neri era certamente di impronta rivoluzionaria e non conservatrice, arrivando sino all'assassinio di alcuni agenti di polizia e quello del Pm Mario Amato nel maggio del 1980, ulteriormente incattiviti dall'omicidio ingiustificato (perchè tale fu) perpetrato dalle forze dell'ordine nei confronti di giovani extraparlamentari neri quali Alberto Giaquinto e Nanni De Angelis. Prima di essere sgominati dagli arresti della magistratura che costrinsero di fatto Terza Posizione a chiudere la sua esperienza politica, insomma, quella tra NAR e Stato divenne una lotta spietata e senza quartiere che costò sangue a fiumi.

Decimati dagli arresti, dicevamo, i NAR si spensero e con loro l'alveo politico di TP, che riprese un'attività molto più flebile e molto più progressista negli anni a venire sotto la spinta del nuovo periodico "Settembre" (da cui prese il nuovo nome) e del suo ideatore Enrico Tomaselli il cui arresto, però, mise fine definitivamente all'era dell'antagonismo armato di stampo neofascista.

Ad oggi, nel 2007, al termine di quella terribile stagione politica (che nel 1983 mieterà ancora un'altra giovane vittima "nera": il povero Paolo Di Nella, ucciso da due autonomi vergognosamente mai perseguiti dalla magistratura) ben poco rimane (per fortuna o con dispiacere non spetta a me dirlo) di quei riferimenti politico-culturali tanto fuori dal coro e mentre "maestri neri" come Julius Evola, Corneliu Codreanu, Drieu la Rochelle, Celine o Robert Brasillach sono stati ghettizzati sempre più nell'oblio culturale che oggigiorno pervade qualunque autore che non abbia un riferimento marxista, e con loro "fascisti di grana rossa" come Gentile, Spirito, Bombacci e avanti ancora sino a Ferdinand Tonnies, che teorizza differenze essenziali tra "Società" e "Comunità", della destra di stampo neofascista rimangono pochi nuclei disseminati sul territorio.

Nel dettaglio dobbiamo elencare "Forza Nuova" di Roberto Fiore e l'ormai deceduto Massimo Morsello (che al tempo, dicevamo, si battevano già per una destra neofascista sociale ma razzista) il raggruppamento di Luca Romagnoli ("Fiamma Tricolore"...il partito certamente meno frammentato nella galassia posta a destra di AN) il "Movimento Idea Nazione" di Pino Rauti, il "Fronte Nazionale" di Adriano Tilgher (collegato all'omonimo movimento francese di Jean Marie Le Pen) o qualche centro sociale di destra come il famoso "CasaPound" (CasaMontag) di Roma, capeggiato dal pittoresco Gianluca Iannone, cui fanno riferimento alcune rare pubblicazioni destrorse di editoria alternativa (la "Casa Editrice Barbarossa" e la libreria "Testa di Ferro" su tutte) in ossequio a letterati destrorsi come i su citati Evola, Celine e Codreanu o pensatori anti-borghesi quali Ezra Pound.

Per concludere: gli anni della guerra civile sono terminati, per fortuna, ma forse uno sguardo nuovo e un pò più approfondito sui movimenti antagonisti neofascisti andrebbe fornito alle nuove generazioni perchè comprendano meglio, e senza facili manicheismi tanto ipocriti quanto strumentali, cosa alimentava la "fiamma politica" di tanti giovani italiani che furono accomunati in un unico calderone politico (la "destra fascista": dal MSI all'avanguardia studentesca, dall' odierna AN a Forza Nuova) così da poter gettare a mare l'intera destra italiana dopo averla estremizzata e criminalizzata in toto.

Fra i rari libri usciti in proposito consiglio, infine, "La Fiamma e la Celtica" di Nicola Rao, "Fascisteria" di Ugo Maria Tassinari e "Cuori Neri" di Luca Telese, tre ottimi testi, forniti di un eccellente bibliografia, che affrontano l'argomento con profondità e imparzialità.

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