martedì 30 gennaio 2007

GOD SAVE THE QUEEN (PARTE 1) - GLI ESORDI



  1. Queen (1973)

  2. Queen II (marzo 1974)

  3. Sheer Heart Attack (novembre 1974)

  4. A Night at the Opera (1975)

  5. A Day at the Races (1976)

  6. News of the World (1977)

  7. Jazz (1978)

  8. The Game (giugno 1980)

  9. Flash Gordon (dicembre 1980)

  10. Hot Space (1982)

  11. The Works (1984)

  12. A Kind of Magic (1986)

  13. The Miracle (1989)

  14. Innuendo (1991)

  15. Made in Heaven (1995)

Questa la discografia inedita del gruppo più importante della mia vita. I Queen vedono la formazione di Bryan May alla chitarra, Roger Taylor alla batteria, John Deacon, ultimo ad arrivare nella band, al basso e un ragazzo angloindiano di nome Farouk Frederick Bulsara, nato a Zanzibar e con la grande passione per le arti grafiche, alla voce. Quel ragazzo dalle tendenze ambigue e bizzose si ribattezzerà "Mercury". Freddie Mercury. I Queen, a dire il vero, mettono le radici in precedenti esperienze musicali del vulcanico Bryan May e dello stesso Freddie Mercury (i "Larry Lurex" prima, privi del bassista John Deacon, e i "Wreckage" subito dopo, con cui partoriscono il pezzo "Going Back", di cui si sente un accenno al termine dell'album "Made in Heaven"!) Ma prendono vita ufficialmente nel lontano 1971 quando la band decide di non dar seguito ad un buon futuro professionale dopo gli studi collegiali inglesi per dedicarsi totalmente al rock. La prima esibizione del gruppo col nome dei "Queen" avviene al College of Estate Management di Londra ma è l'anno seguente che la band, sfruttando i nuovissimi studi di registrazione De Lane Lea, incide il primo pezzo "demo" della loro lunghissima carriera. Si tratta di "The Night Comes Down" in seguito reinciso nell'album d'esordio. A seguire la band ci sono due responsabili tecnici della Trident Studios (già talent scouts con gli "Smile" di Roger Taylor) che intuiscono le enormi potenzialità della band dandogli la possibilità di incidere e suonare dal vivo in un concerto tutto loro al "Pheasantry" di Kings Road, Londra; un concerto che riesce alla grande mostrando a tutti quale incredibile carica scenica abbiano i pitttoreschi figuri della band inglese, vestiti di tutine attillate come il fashion glamour dell'epoca richiedeva e dotati di un front man incredibilmente carismatico.


Da quel momento in poi il boom è assicurato. Il celebre "Marquee" di Londra conferma la verve di Mercury e compagni che incidono immediatamente dopo "Queen" il loro album d'esordio (1973) che gli procura il disco d'oro nonostante il singolo di presentazione "Keep Yourself Alive / Son and Daughter" non avesse avuto nessun successo radiofonico. Il susseguirsi di date porta i Queen al secondo album, l'anno successivo, col titolo di "Queen II" che regala alla band un secondo disco d'oro pur senza singoli da battaglia, eccezion fatta per il remake del loro "Seven Seas of Rhye". La strada inizia a farsi in discesa per il gruppo anglosassone che passa dallo splendido parto di "Sheer Heart Attack" del novembre 1974 (album ricco di pezzi straordinari come "Killer Queen", "Now I'm Here", "Stone Cold Crazy" e "Lily of the Valley") ad un importante tour mondiale che passa dalle ambiguità organizzative made in Usa (dove prima subiscono una cattiva pubblicità dei loro concerti e poi interrompono le date per via dell'epatite di Bryan May) ai trionfi di Canada e Giappone, fino alla rottura con la Trident da cui i Queen prendono le distanze alla fine di un rapporto troppo fitto di recriminazioni (ad un loro odiato produttore Mercury, non a caso, dedica "Death On Two Legs") firmando per la EMI proprio nel momento in cui dalle loro geniali menti nasce "Bohemian Rhapsody", pezzo simbolo dell'album-cult "A Night at the Opera". Persino la critica che, al contrario del pubblico, era stata fin'ora abbastanza tiepida con la band inglese, spalanca la bocca e si profonde in vividi elogi anche perchè l'album del 1975 è effettivamente un esempio grandioso di genialità artistica e sperimentale, di revival sobrio ma "cool" al tempo stesso, di rock dal gusto lirico, un pò retrò e certamente di grande originalità corale. Insomma, un autentico gioiello raro di cui "Bohemian Rhapsody" è indubbiamente la quintessenza.


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